35 °C

Pubblicato: maggio 19, 2011 in Racconto racconti

Il riscaldamento della sua auto riusciva a scaldare soltanto lo strato superficiale della sua pelle, proprio quello strato a cui non aveva mai dato troppo peso. Sapeva che per quella sera i suoi organi interni non sarebbero riusciti a raggiungere la temperatura ideale per sentirsi meglio. Il suo stomaco era accartocciato, i suoi occhi umidi, il suo cervello bloccato e il suo cuore gonfio. Il termometro dentro di lui era ben al di sotto della temperatura di felicità. Era al di sotto anche di quella di serenità. Il mercurio si era dilatato davvero poco e ora stazionava tra il triste e il malinconico.
Tutto era dipeso dalla sola sua buona qualità. Tra tutti i difetti che gli si poteva imputare, sicuramente nessuno avrebbe mai potuto dire che non sapeva ascoltare. Ed erano state proprio le parole che aveva ascoltato a ridurgli la temperatura a quel livello. Eppure quelle parole non avevano nulla a che fare con lui.
Le aveva ascoltate probabilmente un milione di volte e il loro effetto era sempre stato lo stesso.
Non era niente di che, era solo il racconto di un fatto passato, di un brutto fatto passato da troppo tempo per preoccuparsene ancora. Ma per quanto qualcuno voglia dimenticare o non tenere conto delle cose già successe, non può mai davvero riuscirci.
Quello che il suo cuore non riusciva a capire era che lui non aveva niente a che vedere con questo racconto, non aveva nessuna colpa, non si conoscevano ancora. Certe cose succedono e basta, senza che nessuno possa farci niente. Ma lui non riusciva ad accettarlo.
Non riusciva nemmeno a capire a chi dare la colpa e così decise di prendersela con il mondo. Se certe cose non fossero così esagerate, se certe persone riuscissero a pensare meno a sè stessi, se a qualcuno importasse degli altri probabilmente tutto questo non sarebbe successo. Se il mondo riuscisse a capire che la tua vita è costruita sulle fondamente delle cose brutte che ti sono successe, forse le cose andrebbero meglio.

Ogni atteggiamento, ogni spazio vuoto, ogni distanza, ogni contatto evitato, ogni sguardo sfuggito, ogni modo di parlare, ogni scelta, ogni cosa imparata, ogni parere dato, ogni silenzio forzato. Tutto. Tutto quello che ti riguarda passa attraverso il filtro del passato ed è unico come le esperienze che hai avuto.

Mentre guidava e la radio suonava una canzone malinconica capì che il peso delle parole è sottovalutato.
Nessuno ascolta mai quello che dicono gli altri ma alla fine tutti ascoltano quello che dicono gli altri. I pareri sono sassi. I giudizi sono sassi. I racconti sono sassi. Li nascondi in tasca per non far vedere che li porti con te, ma pesano. Non puoi mai davvero ignorarli. Cercano di tirarti giù, verso un posto meno bello di quello in cui sei, verso una situazione ancora più stretta di quella in cui sei.
Capì che i suoi sassi erano nascosti troppo in fondo perché qualcuno potesse vederlo davvero per com’era.
Trasse un lungo caldo respiro e accese una sigaretta, convinto che tenendosi occupato in qualche modo questi pensieri sarebbero spariti. Abbassò il finestrino quel tanto che bastava per far uscire il fumo. La sua strategia funzionò solo fino al secondo tiro. In quel momento i suoi sassi tornarono a pesare e a fare rumore.
Si sentiva impotente, inutile. Non poteva tornare indietro e cambiare le cose. Le parole che aveva ascoltato e che lo avevano portato a pensare a queste cose non sarebbero mai cambiate. Ormai tutto era andato in un certo modo, e per quanto lui si sforzasse di aggiustare il passato, la persona che gli aveva raccontato quella storia si sarebbe portata un grande sasso in tasca per sempre. Avrebbe voluto prendersi lui quel macigno pur di far star bene il narratore di quel racconto.
Non poteva farlo. Non poteva nemmeno dividerne il peso. L’unica cosa che poteva fare era pesare le sue parole cercando di non far tornare a galla quei sassi. L’unica cosa che poteva fare era continuare ad ascoltare quella storia, sperando che l’usura riuscisse ad alleggerire il peso.

Ma la speranza non fece dilatare nemmeno di un millimetro il termometro dentro di lui.

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